Archivi per la categoria ‘Spettacolo’

Quando si parla di passato… Ma non esageriamo… Molti conoscono la mia passione per l’isola di Lanzarote e per questa passione mi trovo spesso a cercare qualsiasi cosa che parli o tratti della “isla Mitica”, sempre che ne valga la pena… In questa mia ricerca nel passato, fermiamoci al 1966, quando la 20 Century Fox fa uscire sugli schermi il film che da il titolo a questo post. Gli interpreti… la mitica Raquel Welch nel ruolo di Loana ed un meno noto John Richardson nel ruolo di Tumac, ambientato in una improbabile preistoria dove convivono dinosauri ed esseri umani e dove esistono tribù feroci e “troglodite” di montagna, dai capelli scuri e sempre “incavolati” ed alle quali appartiene Tumac, e tribù della costa, dai capelli biondo-rossicci, evoluti, gentili, esperti in armi – ma solo per la caccia – e dalle donne splendidamente lisce e depilate… Infatti Loana è una di queste…
Tella, mia moglie, ha trovato questo film in edicola e, finalmente, abbiamo avuto la possibilità di vederlo dopo averne tanto sentito parlare.
Perchè ne parlo? Non solo per il costume della bella Raquel che fece epoca… Il film fu girato alle Canarie, in una strana “commistione” tra Tenerife e Lanzarote: la prima per ambientare le scene della tribù di montagna, con sfondo il Teide, mentre la seconda per le scene relative alla tribù del mare ed alle scene “comuni”.
Prima di parlare delle scene che interessano Lanzarote, una nota di colore: sull’isola molti ricordano ancora la splendida e giovane Raquel e non è difficile trovare anziani ( e non…) ai quali luccicano gli occhi a ricordare il periodo! Alcuni amici mi hanno parlato di “appostamenti” di fronte all’hotel che ospitava il cast per riuscire a scorgere la giovane e bella Raquel…
Ma veniamo alle scene! Sono 4 i punti principali utilizzati sull’isola per immortalare il bikini di pelle di Loana:

  • Le spiagge del Papagayo
  • Il Parco del Timanfaya
  • Charco del los Clicos
  • Playa de Famara
  • Essendo luoghi tra i più frequentati anche ora, è curioso pensare che non sono praticamente cambiati in questi oltre 40 anni…
    Ho tratto alcuni fotogrammi dal DVD per mostrare alcune delle scene dove compare la “nostra isola” per rendere un’idea…

    Arrivo in spiaggia...

    Arrivo in spiaggia...


    Una gita nel parco...

    Una gita nel parco...


    Bagno con fauna locale...

    Bagno con fauna locale...


    Andiamo ad El Golfo...

    Andiamo ad El Golfo...


    Dopo un bel bagnetto...

    Dopo un bel bagnetto...


    ... un po' di sole...

    ... un po' di sole...


    Non prendete pietre per ricordo...

    Non prendete pietre per ricordo...

    Naturalmente non sono questi i commenti reali…
    Non aspettatevi di trovare le località in sequenze temporali logiche, dato che da una inquadratura del Teide si passa al Timanfaya, come se fosse di fronte, oppure da El Golfo si arriva direttamente alla Famara… Ma è una testimonianza cinematografica abbastanza interessante!
    Il DVD si può trovare in edicola nella collana I Classici del Cinema – Fantascienza delle edizioni Master. Non è in Italiano ma… tranne 20 secondi di inutile commento iniziale, non è in NESSUNA lingua…
    Direi una pellicola che i Lanzamaniaci non possono non avere nella propria cineteca…

    Locandina per le date di Modena

    Locandina per le date di Modena

    Ritorno con piacere sull’argomento “Notre Dame de Paris“, trattato nel mese di settembre dal punto di vista dello spettatore fedele e felice. Questa volta però vorrei parlare di questa opera popolare da un punto di vista diverso, ovvero quello di fenomeno culturale.
    Leggo con piacere che, dopo il sorprendente tour estivo (sorprendente sia come edizione che come esito), sta partendo ora il tour “autunno/inverno”, che toccherà varie città, a partire da Modena per arrivare a toccare Ancona, Roma, Genova e Milano. Non ancora definite le giornate per Bologna.
    Se la Produzione (la ZardGroup) investe ancora in questo spettacolo è perché ancora molta gente affolla le platee ad ogni rappresentazione e la domanda supera di gran lunga l’offerta di disponibilità di posti.
    Ho parlato di “fenomeno culturale”. Può significare tante cose oppure nulla. Cocciante e Plamondon hanno creato la corrente “latina” dell’Opera Rock, portando il “musical” più vicino ai gusti mediterranei (anche se non dobbiamo dimenticare il successo ottenuto in Russia e nei ripetuti tours coreano-giapponesi) e distaccandosi per molti versi dalle Rock-Operas angloamericane, che tanto ci hanno fatto sognare in gioventù (almeno quelli della mia generazione…) ma che ora stanno segnando il passo anche nella tanto tradizionalista Londra.
    Cocciante ha portato in scena opere come NDP e “Giulietta e Romeo“, ed entrambe hanno riscosso un grande successo, anche se NDP ha quel “qualche cosa in più” nella spettacolarità, nelle danze e nella rappresentazione; forse la storia di NDP è stata una scoperta per molti rispetto al celeberrimo dramma dell’amore cantato da Shakespeare… oppure NDP ha davvero quello spunto in più e quella velocità che serve per tener desta l’attenzione della gente per la durata dello spettacolo.
    Ho avuto modo di parlare casualmente con “affezionati” di NDP e quello che ha conquistato la gente sembra essere la sua “passionalità” e la sua immediatezza. Pochi si sono allontanati dal palco, a fine spettacolo, senza canticchiare almeno una delle canzoni ascoltate. E questo è sintomo di un lavoro veramente azzeccato. Ma questo, comunque, non serve a farlo diventare fenomeno di costume e culturale… Quello che lo conferma come tale è la continua domanda da parte del pubblico, la costante conferma da parte della produzione ed il proliferare di spettacoli che seguono questo “filone”.

    Copertina del disco di Orfeo 9

    Copertina del disco di Orfeo 9

    Voglio comunque ricordare che tanti e tanti anni fa’, nel 1970, Tito Schipa Jr mise in scena un “opera rock” (a quel tempo si chiamavano così…) dal titolo “Orfeo 9“, che ebbi l’occasione di vedere tantissimi anni fa’ alla tv, che era, malgrado l’argomento abbastanza scottante e scabroso per quel tempo (praticamente il mondo della droga, visto in varie metafore), un melodramma che si rifaceva alla storia mitica di Orfeo ed Euridice. Questa opera ha lanciato, nella versione cinematografica e discografica, cantanti come Renato Zero, Loredana Berté e Santino Rocchetti, oltre al già citato Tito Schipa Jr.
    Ma solo ra se ne riparla con “entusiasmo”, tributandone onori e “celebrazioni”, togliendolo dal “ghetto” nel quale era stato relegato e poi dimenticato, malgrado la validità dell’opera.
    Quindi… un augurio di prosperità e continuità a Notre Dame De Paris ed un bentornato ad Orfeo 9. E non esitate a lasciare un commento sull’argomento trattato!

    Ieri abbiamo assistito, per la terza volta da quando viene rappresentata in Italia, alla rappresentazione di Notre dame de Paris, l’ormai famosissima opera “popolare” la cui musica è stata scritta da Riccardo Cocciante ed il testo, per la versione italiana, da Pasquale Panella su testo originale di Luc Plamondon.
    Come dicevo, una terza volta che spero che non sia l’ultima e che comunque ha saputo regalarci emozioni e novità che non avremmo mai pensato di avere.
    Partiamo dall’ambientazione: Parma, Piazza della Pilotta. Parma è una città stupenda, ben tenuta, piena di storia e di ambientazioni “antiche”. Piazza della Pilotta è circondata da palazzi storici e dal celeberrimo Teatro Farnese, e su un lato è stato allestito il grande palco necessario alla rappresentazione, riempiendo tutto lo spazio rimanente con le gradinate che hanno ospitato il pubblico.
    Avevamo scelto la data del 3 settembre sin dal primo giorno in cui erano state pubblicate le date, in quanto erano stati annunciati nelle “prime” la presenza di interpreti storici dell’opera, come Lola Ponce nel ruolo di Esmeralda e di Giò Di Tonno nel ruolo di Quasimodo, mai visto dal vivo, sostituiti normalmente da altri interpreti nelle repliche “normali”. La coppia “storica” ed anche vincitrice dell’ultimo Festival di Sanremo…
    L’aver comprato i biglietti via internet il giorno stesso dell’annuncio della date ci ha dato la possibilità di avere i posti in seconda fila, a meno di 3 metri dal palco, quindi con l’opportunità di poter “vedere” veramente i protagonisti, cantanti o ballerini che fossero. Inoltre, i nostri posti coincidevano anche con il punto alla destra del palco dove gli interpreti si fermavano, da copione, durante il loro girovagare per il palcoscenico: praticamente con la possibilità di guardarli negli occhi!
    Come ho accennato, serata di “Prima” per Parma che non aveva mai ospitato l’opera. La presenza stessa del mitico David Zard, l’organizzatore storico, faceva intendere l’importanza di tale “esordio” nella città ducale, notoriamente città dal “palato fino” con il suo teatro “Regio” e con il pubblico melomane forse più competente del mondo. E la gente ha risposto bene, facendo il tutto esaurito al botteghino e con un mare di personalità locali, giornalisti e televisioni locali a presenziare all’evento, con abiti adatti alle prime di “opere serie”.
    Il cast: Esmeralda -> Lola Ponce; Quasimodo -> Giò Di Tonno; Gringoir -> Matteo Setti (altro storico protagonista); Frollo -> Fabrizio Voghera (pure lui storico interprete ma che inizialmente interpretava il ruolo di Quasimodo); Febo -> Alberto Mangia Vinci; Clopin -> Aurelio Fierro Junior; Fiordaliso -> Ilaria Deangelis.
    Per noi le novità: Giò Di Tonno e Matteo Setti, visti solo in DVD ed Alberto Mangia Vinci.
    Che dire… come è inziato lo spettacolo e Gringoir ha inziato a cantare “E’ una storia che ha per luogo Parigi e l’anno del Signore…” ho sentito un groppo alla gola e, dentro di me, ho iniziato a cantare pure io, malgrado la mia età…. “… E questo è il tempo delle Cattedrali….”
    Da questo momento in poi è esistita solo la storia. Mi sono innamorato di Lola Ponce/Esmeralda, ho gioito per Clopin e la “Corte dei Miracoli” (ancora una volta bisogna far notare la bravura degli acrobati e del corpo di ballo, tutti italiani tranne un ottimo break-dancer francese… e, devo dire, anche la bellezza delle ballerine, finalmente!), ho sofferto per Giò/Quasimodo, ho disprezzato Febo e Fiordaliso col più profondo del cuore, ho cercato di capire Frollo, ho “quasi pianto” per il pezzo “Bella”… ed andrei avanti ancora per ogni scena dello spettacolo! Un uomo non piange e non si commuove… ma a volte fa bene!
    A fine spettacolo ho perso il conto dei minuti di applausi che il cast al completo ha ricevuto. Matteo Setti ha intonato “a Capella” il suo pezzo più noto, e simbolo del musical, “Il tempo delle Cattedrali”, interrompendosi per permettere al pubblico di cantare…
    David Zard è poi intervenuto personalmente per raccontare le vicende che hanno portato lo spettacolo a Parma, lo spettacolo n. 700 della versione italiana, i timori e le difficoltà, e presentando ogni singolo elemento del Cast. Ed ancora “Il tempo delle Cattedrali”… Difficile non emozionarsi, anche solo a ripensarci…

    Tratto da Youtube – Pomezia 14/08/08 Il Tempo delle Cattedrali
    by LasEsmera

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    Pier Paolo Zini. ICT Manager, sposato felicemente con Donatella; amante dello sport, dell'isola di Lanzarote e delle Canarie in generale. Interessato al  "new marketing", ai Social Network, al Turismo 2.0  ed alla tecnologia, ma senza dimenticare la storia.

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